Mongioia: essere Moscato

Rivivi la storia del Moscato coi vini Mongioia

Il Moscato bianco è uno dei vitigni più antichi al mondo.

Numerose testimonianze ne certificano la presenza già ai tempi degli antichi greci e romani, che amavano accompagnare gli abbondanti banchetti col famoso Muscatellum. Secondo i più recenti studi ampelografici le sue origini risalirebbero a tempi ancora più remoti: quelle del moscato potrebbero essere state addirittura le prime uve coltivate dall’uomo. Si tratterebbe, dunque, di una sorta di antenato di tutti i vitigni che oggi conosciamo e con esso, probabilmente, nasceva la viticoltura.
Verità o leggenda, quel che è certo è che il Moscato bianco successivamente ha trovato in Piemonte, nelle terre comprese tra Alessandria, Asti e Cuneo, le condizioni climatiche e ambientali ideali per prosperare. I documenti più antichi, dove viene citato esplicitamente il Muscatellum vinum coltivato in Piemonte, sono dei primi anni del 1300.

L’origine del nome Moscato resta ancora un mistero; secondo le voci più accreditate esso potrebbe derivare dalla parola “muschio”, per via del tipico aroma muschiato. Il Moscato ebbe un vasto successo nel medioevo sotto forma di vino dolce, ancora torbido, di scarsa durata.

Tuttavia, si devono a un gioielliere di casa Savoia, Giambattista Croce i primi studi su un diverso metodo di produzione. Il testo datato 1606 intitolato “Della eccellenza e diversità de i vini, che nella montagna di Torino si fanno, e del modo di farli” descrive le pratiche per la pulizia del mosto.

La diffusione del moscato in Piemonte la dobbiamo al Duca Emanuele Filiberto di Savoia, che decretò di limitare ogni genere di importazioni per favorire le produzioni locali. Così, il Moscato si fece rapidamente largo nelle cantine e nelle tavole di tutta la Savoia con grande successo, tanto che alla fine del Settecento la prestigiosa “Società di Agricoltura di Torino” lo indicava come uno dei vitigni piemontesi in grado di produrre i vini più pregiati.

Questo vino moscato, sotto certi aspetti, ricorda l’attuale tipologia.

Col successo degli Champagne presenti a corte prendono il via a fine 1700 in Piemonte i primi esperimenti per produrre vini spumanti italiani.
Carlo Gancia, erede di una dinastia vinicola presente a Chivasso (To), si reca in Francia a Epernay per imparare la produzione dello champagne; dopo l’importante esperienza, nel 1870, inizia a produrre il primo spumante italiano a base di vino moscato, chiamato “Moscato Champagne”, di un colore paglierino carico.

La scelta del vitigno è legata alla disponibilità sul territorio. Il Moscato è il principale vitigno, affiancato da cortese e soprattutto passeretta al 15-20%. Verso gli anni 1890 nascono i primi macchinari e a fine secolo l’autoclave sostituisce la bottiglia come recipiente di fermentazione.

Federico Martinotti progetta ad Asti nel 1895 un sistema di autoclavi in serie per la produzione di spumanti secchi e dolci che pare non avere riscontri commerciali; nel contempo in Francia un brevetto simile a cura dell’ing. Eugenie Charmat conquista il mercato. A fine secolo l’autoclave sostituisce la bottiglia come recipiente di fermentazione. Le prime autoclavi francesi arrivano in Italia negli anni 1920-1930.

Migliora così il prodotto, con un maggior equilibrio alcool/zucchero.

Importanti gli studi effettuati da Carlo Mensio, vice direttore della stazione sperimentale di enologia di Asti, che effettua numerosi studi sull’influenza dell’azoto sul metabolismo dei lieviti, per regolamentare il processo fermentativo, facendo i primi esperimenti sulla stabilità finale del prodotto sul piano biologico.

Nell’astigiano la produzione artigianale del Moscato è stata portata avanti dalle famiglie contadine per secoli e ancora oggi, nonostante le competenze raggiunte in campo enologico e l’utilizzo delle tecnologie più moderne, resta ancorata alla propria terra, alle tradizioni contadine e al duro lavoro nei vigneti in collina. Per tutelare il lavoro di tutti i viticoltori e produttori e valorizzare al massimo l’immagine di questo vino inimitabile, già nel 1932 nasceva il Consorzio dell’Asti e con esso il celebre Moscato d’Asti che, anche nella versione spumante, poteva essere prodotto esclusivamente nei territori di 52 paesi in provincia di Alessandria, Asti e Cuneo e con uve di moscato bianco in purezza. Nelle grandi cantine nascono le prime linee produttive automatiche.

Il dopoguerra segna una forte innovazione nel processo di produzione degli spumanti: nel 1943 s’installano a Mondovì e poi a Canelli le prime autoclavi italiane. Anni dopo è il turno dei primi filtri a piastre e dei primi pastorizzatori a immersione in acqua calda, con grande vantaggio della stabilità chimica e biologica dell’Asti Spumante.
A ulteriore garanzia della qualità e della provenienza, nel 1967 arriva la DOC per Asti spumante, Moscato d’Asti Spumante e Moscato Naturale d’Asti.

Nelle cantine arrivano interessanti innovazioni, come bottiglie maggiormente resistenti alla pressione, tappi in sughero agglomerato, gabbiette migliorate, nuovi impianti di microfiltrazione e per l’imbottigliamento sterile, mentre nei laboratori si da spazio ai nuovi controlli per la stabilità biologica del prodotto finito .

Nel 1993 arriva la DOCG, che non è prevista per il Moscato d’Asti Spumante: il termine “Spumante” nella denominazione Asti si può omettere.

Verso la fine del secondo millennio e l’inizio del terzo, gli sforzi della ricerca scientifica e le procedure di cantina sono orientati alla ricerca di nuove tipologie dei due prodotti, così da far fronte alla tendenza di un mercato sempre più dinamico e diversificato, Continua la storia dell’Asti e del Moscato d’Asti, iniziata nel 1863!