Mongioia: essere Moscato

Mongioia: “Essere Moscato” in tutte le sue vesti.

Se volete conoscere il Moscato dimenticate tutto ciò che sapete sul moscato.
Perché esiste un altro modo di intenderlo, un modo che rispetta il vitigno e la terra in cui cresce.
La chimica più spinta in quei terreni sono le gocce di sudore ed ovviamente l’amore, indispensabile per fare stupende pazzie.
Presa una barbatella di Moscato Bianco con piede franco e messa a dimora lì, dove le sfumature
superficiali di quei pendii marnosi vanno dal grigio chiaro quasi bianco al rosso bruno, nella zona
più vocata, dove davvero si senta a casa, dove i profumi si esaltano, curarla ed amarla per 40, 60
anni, sino a 100 e oltre: generazioni di mani e di cuori che ogni giorno se ne occupano.
E mentre cresce spinge le sue radici giù in profondità per portare nei suoi acini sapori e profumi
ancestrali .
All’inizio di quegli anni il capostipite dei Bianco comincia a fare non il vino… ma il suo vino, che ha i profumi ed i sapori che lui già sente e ricerca, prima ancora che essi esistano.
E nulla di quella passione, di quell’esperienza va perduto o rimane nella bottiglia, perché lo
racconta, lo insegna, lo trasmette al figlio ed il figlio ai nipoti, ed ognuno di essi aggiunge in quelle
vigne, in quelle bottiglie nuove idee ed un po’ di pazzia; così nascono inaspettati nuovi profumi e
sapori.
Sino ad arrivare a Riccardo e Maria, a Mongioia, e quella barbatella di ormai quasi 200 anni ora sa
esprimersi in diverse forme, senza mai perdere le peculiarità del vitigno Moscato Bianco.
Non so a voi, ma a me spesso è capitato che visitando cantine di langhe e astigiano, in fondo alla
fila di bottiglie vi fosse spesso un moscato con una bella etichetta e, in modo quasi distratto, mi si
dicesse: “abbiamo anche un ottimo moscato… vuoi assaggiarlo?”.
Di quel moscato mi veniva raccontato davvero poco o nulla, quasi fosse lì per caso; qualcosa in più
da vendere, perfetto per le festività vicine.
Intendiamoci, non sto dicendo che siano tutti così.
Bene, da Mongioia non è così!
Lui, il Moscato è il vino sontuoso e ne ha tutte le qualità, non è lì per caso, ma per cultura, per
amore, per tempo e lavoro, per intuizione e sana follia ed è per tutto ciò che è diventato
Leonhard: secco, sapido, fresco, equilibrato con un finale distinto e pulito.
Ma è anche un sorprendente metodo classico brut nature, Meramente. Le uve sono raccolte in
piena maturazione per portare in bottiglia i profumi e i sapori del vitigno; ci sentirete la menta e il
basilico. Dicono sia eccezionale in abbinamento con le ostriche.
Nonostante la difficoltà nel vinificare in questo modo un vitigno aromatico con lieviti indigeni,
senza zuccheri aggiunti né mosto concentrato, è sorprendente l’eleganza e la finezza di questo
spumante, prodotto unico.
Non temete, da Mongioia il moscato bianco non ha perso la sua dolcezza, ma gli hanno insegnato
a migliorarla con l’invecchiamento.
Credete è sorprendente, qui è nato il moscato invecchiato!
Come in pochi vini dolci, nel Moscato Belb, ottenuto dai vitigni più giovani, troviamo uno
splendido equilibrio tra dolcezza e freschezza che lo rende piacevole al palato e non stucchevole.
Se vi piace azzardare e stupire con gli abbinamenti questo è il vino giusto.
Ma azzardare e stupire, o meglio evolvere, è anche la filosofia di Mongioia: perché si fa
diradamento in vigna e si valorizzano i singoli cru come per i grandi rossi, per la decisa virata verso il biodinamico, per la totale eliminazione del rame in vigna e perchè nei nuovi impianti si
sperimenta, mettendo a dimora barbatelle a piede franco.
Se avrete la mia stessa fortuna di andare in vigna con Riccardo capirete la differenza.
Ma lo stupore di cui vi sto parlando è nel Crivella 2003, oro dal profumo complesso ed elegante
che, come un bravo equilibrista, è sempre in bilico, ma in perfetto equilibrio: ad alcuni ricorda il
Sauternes e suggerisce l’abbinamento con il foie gras.

Servono due viti, di quelle ultra centenarie, per ogni bottiglia e quando lo bevi le trovi tutte.
C’è ancora il Cané, ma questa bottiglia è più da scuola di magia tipo Hogwarts, trasferita in
frazione Valdivilla con Marco, padre di Riccardo, nei panni di Harry Potter, ed ora è proprio
Riccardo a rifare la stessa magia.
Il tempo sembra non scalfire la freschezza del Crivella e del Canè, sia nei profumi che al palato,
tanto da sembrare presuntuosi nello dare un limite alla loro potenzialità di invecchiamento.
Ringrazio di cuore Riccardo e Maria, Mongioia, che con i loro vini sono riusciti a farmi vedere ciò
che avevo sotto gli occhi e non avevo mai visto, a stupirmi con ciò io che davo per scontato.
Che la dolcezza se è nel cuore, nel vino come nella vita col tempo migliora.
Concluderei parafrasando Vicki Baum: Ci sono delle scorciatoie per la felicità, Mongioia è una di
queste.